CENTRO POST ADOZIONE La luna e l'aquilone - L'adozione è un'impresa senza fine....
ANCHE  IO VADO A SCUOLA
Cari genitori,
accompagnare il proprio figlio adottivo nell'inserimento scolastico rappresenta una tappa cruciale. Si potrebbe dire che è  un'altra esperienza di separazione per bambini che hanno già vissuto la perdita e l'abbandono.
La scelta della scuola e l'inserimento nella classe adatta, vanno preparate e non lasciate al caso.
I genitori, all'inizio dell'anno scolastico, attribuiscono ai bambini emozioni di gioia e curiosità, ma accanto a questi ci possono anche essere timori e ansie verso la nuova situazione.
I genitori sono chiamati ad accompagnarli tra cambiamenti e discontinuità che caratterizzano questa duplicità emozionale.
Anche il rapporto con le nuove regole implicite ed esplicite definisce relazioni, tempi ed eventi.
L'effetto che questo può creare dipende dal vissuto del bambino, dalla sua storia, dalla sua capacità di tollerare gli insuccessi e le frustrazioni. Anche l'apprendimento di una nuova lingua non è un elemento secondario.
Dall'altra parte i genitori possono essere invasi da ansia e preoccupazione sia per il distacco, sia  per il sentirsi messi alla prova come genitori.
Un buon fattore protettivo è dato dal fatto che il bambino, prima del suo ingresso a scuola, debba essere stato già ampiamente agevolato nella costruzione della sua storia personale.
Un altro fattore protettivo è dato dalla capacità del genitore di calmierare le sue aspettative circa il rendimento scolastico che possono generare ansie e non accettazione di scarsi risultati e di non riuscire a sostenere nel tempo le difficoltà.
Per poter produrre una migliore integrazione, risulta essenziale riuscire a stendere un patto educativo chiaro, esplicito e condiviso con gli insegnanti .
Tale patto attutisce le eventuali delusioni nel rendersi conto che il proprio bambino manifesta comportamenti non adeguati.
L'interazione con i pari porta alla luce eventuali problemi già presenti e una difficoltà a giocare insieme, a seguire le regole, ad accettare le sfide, i rifiuti.
I genitori possono agevolare tali interazioni nel tempo extra-scolastico organizzando per esempio, merende, incontri, attività sportive.
Per i genitori con figli che hanno tratti somatici e colore della pelle diversi, l'inserimento scolastico può rappresentare un momento di piccola verità: essi si percepiscono e vengono percepiti come differenti. I genitori hanno il compito di accogliere, sostenere e valorizzare tale diversità e di viverlo all'interno di una "normalità della diversità". Questo concorre a creare una cultura dove vivere insieme pur essendo diversi è possibile, facilitando così lo scambio, l'integrazione e l'accettazione personale per quel che si è.
L'autostima del figlio adottivo ne risulta affrancata e può giocare un ruolo importante nella costruzione della propria identità. La consapevolezza della propria unicità è uno strumento per apprendere e crescere insieme agli altri.

Cari insegnanti,
l'inserimento a scuola di un bambino adottato necessita di particolare attenzione e quindi non deve essere improvviso, bensì preparato per dar modo al bambino stesso di ri-orientarsi nello spazio, nel tempo e e nelle percezioni, nelle relazioni e nell'uso della lingua.
Tutto questo è un lavoro interiore impegnativo per tutti i bambini che iniziano il proprio percorso scolastico.
Per riuscire ad andare incontro ai bisogni di ciascun bambino è necessario rispettare i diversi tempi, le storie di vita, i ritmi e i modi di attaccamento, i desideri e le paure che ognuno di loro esprime.
Le scelte educative iniziali dovrebbero essere perciò supportate da un colloquio preliminare che vada ad approfondire tali punti per fare una fotografia dello stato attuale del bambino in modo da confrontarlo con il modello educativo proposto dalla scuola.
Gli insegnanti, con in classe un bambino adottato, inevitabilmente si ritrovano a mettere in campo la propria competenza  e le proprie risorse nel gestire la diversità sia in termini di cultura delle differenze sia in termini di accettazione o meno di comportamenti disturbanti dei bambini, dettati da ansia, desiderio di appartenenza e di riconoscimento.
Delicate diventano le attività educative che riguardano la ricostruzione della storia dei primi mesi vita. Per alcuni bambini il vuoto con cui vengono a contatto risveglia antichi traumi e paure.
Spesso la ridotta competenza linguistica e la scarsa capacità di attenzione possono rendere l'apprendimento difficoltoso. I comportamenti invece critici possono riguardare forme di iperattivismo, una continua richiesta di attenzione esclusiva e il disturbo nei confronti dei compagni.
L'insegnante può osservare il modo di stare in classe, gli aspetti della relazione con i pari e con gli adulti e l'accettazione delle regole e della disciplina.
Tra genitori e insegnanti diventa fondamentale poter stendere un patto educativo esplicito e chiaro basato sulla fiducia reciproca. Si intrecciano problematiche decisionali che riguardano la lingua, la didattica, i dubbi e i temi da proporre o da spostare più in là nel tempo.
Un bambino adottato può essere italiano, ma non sapere anora parlare in italiano; può essere italiano, ma avere tratti somatici diversi; può essere italiano e aver condotto un pezzo della sua vita altrove. L'insegnante è chiamato a sviluppare una capacità di gestione di tale duplicità mettendosi in gioco anche con le proprie posizioni personali rispetto a quello che lui considera "normale", "assimilabile" e "riconoscibile" a dispetto dalle classificazioni, dagli stereotipi e dalle separazioni e alla non appartenenza dall'altro.
Un bambino adottato compie passi di integrazione quando sta bene a scuola, ha relazioni sufficientemente positive e dense con gli altri, apprende e comunica nei modi che gli sono propri, parla di sè, della sua storia e immagina il futuro.

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Adozione e sviluppo psicologico del bambino
 
IL RUOLO DELL'ATTACCAMENTO
 
  • Quali sono i meccanismi attraverso i quali gli stili di allevamento genitoriale possono porsi come fattori di rischio o fattori di protezione rispetto al disadattamento sociale ed affettivo del bambino?
 
La sicurezza affettiva,che deriva dalla possibilità di usufruire di una figura di accudimento in grado di fornire cure adeguate, favorisce, nel piccolo, un adattamento positivo.
 
  • Quali sono dunque le cure adeguate?
 
I bambini sono dotati, ai fini della sopravvivenza, fin dalla nascita di bisogni di protezione che sono considerati innati (se non c'è un adulto, il neonato muore), bisogni di rassicurazione, di contatto fisico, di vicinanza sono ritenuti prioritari rispetto anche al bisogno di cibo e di pulizia.
Una madre sensibileè in grado dicogliereericonoscerequesti bisogni che si traducono nei piccoli in ansia e paura e si esprimono in pianto, richiesta di aiuto, di conforto. E allo stesso tempo è responsiva", pronta, cioè, adaccorrereper confortare, coccolare, abbracciare mantenersi vicina attraverso il contatto.
 
Un maternage ottimale si basa sulla capacità di incoraggiare, lodare, aiutare, approvare, dire al proprio figlio quanto alcuni suoi aspetti siano gradevoli e altri no. Mostrare e insegnare come si fa che cosa, porre le regole dei contesti, indicare in maniera chiara i limiti di ciò che è possibile.
In altri termini il genitore si deve porre come il competentepiù forte e più saggioall'interno di una relazione complementare marcata da un bambino che chiede e da un adulto disponibile a dare cure continuative e costanti.
 
Indicatori di forme di accudimento distorto o carente:
  • non essere sensibili e responsivi
  • essere intrusivi, interferenti, controllanti, critici, competitivi, minaccianti, maltrattanti
  • essere distaccati, freddi rispetto ai bisogni di conforto e di contatto
  • dall'ignorare le richieste
  • dall'essere imprevedibili nelle modalità di risposta
  • quando vi è un'inversione di ruoli (quando è il genitore a chiedere cure)
 
Queste modalità sono importanti soprattutto nel primo anno d'età per le capacità del piccolo di instaurare poi relazioni positive con gli altri.
Il bambino si forma delle aspettative su come la madre reagirà in determinate situazioni e specularmente elaborerà una serie di previsioni di come potrà reagire egli in quelle circostanze.
Si formerà veri e propriModelli operativi interni(filtri con cui il bambino elaborerà le informazioni provenienti dal mondo esterno.
Attribuirà alle persone estranee quelle stesse caratteristiche che avevano con le prime figure di attaccamento.
 
La figura di attaccamento deve esserela base SICURA.
Se si sentirà protetto, potrà allontanarsi, per poi tornare, libero di esprimere le proprie emozioni. Potrà acquisire il senso del suo valore (Sono amato perché amabile-Io sono degno di essere amato e gli altri sono pronti ad aiutare)
 
 ATTACCAMENTO AMBIVALENTE/ RESISTENTE
 
Con una madre che offre cure imprevedibili, il bambino si sentirà a volte in preda al pericolo.
E la madre è inaffidabile, il figlio svilupperà una rappresentazione di se stesso come vulnerabile, incapace ad affrontare da soli le difficoltà, non degni di essere amati sempre.
La figura di attaccamento e gli altri saranno figure inaffidabili, da temere, imprevedibili, minacciosi e subdolamente ostili ai quali è possibile chiedere aiuto, ma da cui talvolta è necessario difendersi.
Svilupperanno un'attenzione preoccupata nei confronti di una madre da cui si sentono continuamente a rischio di essere imbrogliati.
Avranno difficoltà ad interpretare i comportamenti degli altri.
 
ATTACCAMENTO EVITANTE
 
Cure genitoriali basate sul distanziamento, sull'assenza di contatto fisico, sull'ignorare le richieste del piccolo, su continui tentativi di spingerlo verso una precoce autonomia.
 
Queste modalità di accudimento portano ben presto il bambino alla rassegnazione di non poter essere aiutato e confortato cui si accompagnano sentimenti di solitudine, di disvalore della propria persona,e di rabbia sottile.
Un'immagine di se stesso come non degno di essere amato,che deve far affidamento sulle proprie forze. Le figura di attaccamento e gli altri sono sentite come ostili, dalla quale è meglio tenersi alla larga.
Cercheranno di sopprimere le emozioni di paura e porre enfasi su un'esibita indipendenza.
 
ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO
 
Se un genitore è maltrattante, abusante e spaventante portano il bambino a percepirsi impotente, minacciato,vulnerabile , in pericolo e per questo costantemente ostili. Spaventati e spaventanti dunque.
Questi bambini avranno modalità disorganizzate di relazionarsi con gli altri: a volte saranno aggressivi e provocatori, altre volte si isoleranno per paura.
 
Bibliografia:
Grazia Attili: ”Relazioni familiari, adozione e sviluppo psicologico del bambino- Il ruolo dell’Attaccamento, in Curare l’Adozione, a cura di F. Vadilonga, Raffaello Cortina Ed. 2010″
 
 
to be continued......
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